Programma Carnevale 2008 CARNEVALON DE L’ALPON

C’era una volta…

Il Carnevalon racconta: ”I miei primi sessant’anni… quasi!”           di Aldo Lorenzoni

   C’era una volta… il carnevale di Monteforte. Ufficialmente nasce nel 1949 uno dei più longevi carnevali della provincia veronese, proprio mentre nel paese e in tutta la vallata si stavano stemperando le tensioni della vicina guerra. Lo storico ricorda però che fin dagli albori del secolo scorso Monteforte ha visto affermarsi tra la sua gente questo spirito pazzerello e buontempone che lo caratterizza:”Veronesi tuti mati”. La tradizione carnevalesca si innesta quindi con tutto il suo bagaglio di scherzi, burle e travestimenti nella tipica espressione popolare contadina del “trar marso”. Testimonianze verbali ricordano che già verso la fine del 1800 si ritrovano i primi spunti dello spirito del carnevale, mentre sono del 1920 le prime foto di feste mascherate e sfilate con carri giunte fino a noi. Famosa l’edizione del carnevale 1924, poco dopo l‘avvento del fascismo. Prendendo spunto dalla morte di Lenin (22 gennaio 1924) sfilò per le vie del paese un vero carro funebre con tanto di banda, feretro e finto morto, accompagnato da languide nenie. Forse un po’ eccesivo si dirà… Da quell’anno però, forse per un’imposizione dall’alto, furono scoraggiate maschere e sfilate allegoriche perché potevano rappresentare, proprio per la loro carica provocatoria, un pericolo per la stabilità del regime del consenso. Ciò non impedì comunque ad alcuni irriducibili buontemponi, a proprio rischio, di trasgredire le norme vigenti con camuffamenti originali e con burle come la visita dei malati all’ospedale di San Bonifacio travestiti da medici ed infermieri.

Gli anni ‘50

   Un primo moto di risveglio del carnevale vero e proprio si manifesta dopo la pausa bellica, nel 1947, con l’allestimento di due carri allegorici prevenienti da Borgo e da Rubian. A proposito si ricorda la spassosa interpretazione della “chiromante” ad opera di Bertolazzi Pio, che sarà con altri illustri personaggi promotore delle prime edizioni ufficiali con la formazione di un agguerrito ed organizzato Comitato Festeggiamenti. Presidente fu allora Vittorio Pasetto coadiuvato da Marino e Leone Battistella, Angelo Mastella, Luigino Lorenzoni ed altri ancora. Nasce così nel 1949 la prima edizione della storia recente del Carnevalon de l’Alpon, chiamato così proprio per la magnificente opulenza che lo eleggeva a carnevale di tutta la vallata. Le immagini storiche di questo opuscolo vogliono essere testimonianza del fermento di idee e dell’entusiasmo che hanno contraddistinto il carnevale di Monteforte negli ultimi sessant’anni. Sono immagini che rimandano ad un carnevale costruito e festeggiato con materiali poveri ma che diventava un’incredibile fucina di suoni e colori in cui tutto era pretesto per divertirsi. Un capitolo a parte meriterebbe la storia del “Re del Torbolin”, maschera simbolo di Monteforte che risale alla notte dei tempi, la cui tradizione è radicata nella cultura contadina del nostro paese e scaturisce dai festeggiamenti e dai riti collegati alla coltura della vite. E’ una maschera che pur nella sua espressione regale è frutto di una democratica elezione popolare, ed è proprio con il carnevale dei primi anni ’50 che si istituzionalizza l’elezione del Re con i comizi elettorali presentati da avvocati che i candidati al trono foraggiano con laute bevute e libagioni. La città di Verona ricorda ancora la storica visita del 1949 tra le mura scaligere del Re del Torbolin, allora era “Santodio”, che riscaldò con il nostro vino tutti i presenti, in una giornata dal clima polare. Nel corso di questi primi anni le edizioni si susseguono sempre più sfarzose, con i nostri carri che partecipano anche ad altri grossi carnevali del Veneto. Nel 1954 tra l’ammirazione generale il carro “Pinocchio ed il pesce tonno” a Bassano conquista il primo premio. E’ in questo periodo che si afferma la tradizione che vede sfilare a Monteforte i carri più belli richiamando folle sempre più imponenti. Artefici di questi carri sono maestri della cartapesta come Lino Bolla e Leone Battistella, instancabili animatori del carnevale fin dalle prime edizioni. Il vero spirito del carnevale si manifesta però nei giorni precedenti la sfilata quando all’imbrunire tutto il paese pullula di persone mascherate che forti dell’anonimato sbeffeggiano con scherzi e burle tutti gli altri. Occorreva però che per sostenere queste maschere che affrontano la piazza con ogni tempo ci si organizzasse. Nasce qui la tradizione del “Vènerdi Gnocolaro” con distribuzione di gnocchi e frittelle tra i “goti”. Ecco allora la maschera principale di questa serata: il “Principe del Gnoco”, voluto quale antagonista del Papà veronese. Il periodo che va fino agli anni ’60 è caratterizzato da alcuni gruppi mascherati organizzati, quale ad esempio “I 13 moschettieri” con i loro fantasiosi costumi, e da alcune macchiette divenute storiche nel nostro Carnevale. Ricordiamo per tutti Nello Baretina (Leonello Pasetto) nelle interpretazioni di Hitler e di altri personaggi, Nereo Badin (Nero Brandiele) in quella della “Dama Fatale”, Ciceti (Giuseppe Pra) in “Charlot” e “Ridolini”, Pietro Maschio, vero funambolo, Beppino Veneri nella “Donna di mondo”, e Leone Battistella in svariate e sempre applauditissime interpretazioni. Ed è proprio dalla fervida fantasia e dall’estro artistico di Leone Battistella che nasce nel 1959 la figura del “Sior Carnevalon”, legata per la sua fisionomia al carnevale veneziano, e vera ambasciatrice dell’immagine del Carnevalon de l’Alpon.

Gli anni ‘60

   Sono gli anni del boom economico, ed anche il Carnevalon risente di questa euforia. Delle fastose edizioni del 1962, del 1963 e 1964 abbiamo le prime splendide immagini a colori di un reporter di eccezione, Roberto Pace, che testimonia con le sue riprese tre edizioni del Carnevalon ricche di mascherine con costumi così belli che nulla hanno da invidiare a quelli che troviamo oggi in vetrina. Poi ci sono i carri, tanti carri, ricchi di colore e di fantasia, costruiti con materiali semplici, così come dovrebbe essere sempre semplice il carnevale. Sono anche gli anni boom della partecipazione popolare, sono gli anni in cui il Carnevalon diventa il vero centro del divertimento non solo della Val d’Alpone, ma di tutta la provincia di Verona. Mitica l’edizione del 1962 che proprio per la grande marea di folla non permetteva quasi lo stesso passaggio dei carri.

Gli anni ‘70

   Se gli anni Sessanta sono caratterizzati da un continuo avvicendamento sull’ambito trono del Re del Torbolin con in ordine Faiana, Titan, Cicin, Cula, Caman e Gigio, gli anni Settanta mostrano subito anche nel Carnevalon quella sensazione di riflessione e se vogliamo anche di incertezza che li contraddistingue dal punto di vista politico e sociale. Onore e merito quindi a “Giordano”, al secolo Bogoni Giordano, che dal 1968 al 1976 veste i panni pur prestigiosi ma a volte anche impegnativi della nostra maschera più antica e rappresentativa. Sono comunque gli anni in cui i coriandoli cominciano ad essere protagonisti del nostro carnevale in dignitose quantità “industriali”. E’ finito il tempo dei coriandoli blu, quelli per intenderci dei buchi sulla carta che serviva per confezionare la frutta degli allora molto attivi magazzini di Monteforte. Sono anche gli anni in cui forse per comodità o forse per il freddo le sfilate per le autorità e per il Re e la sua corte non finiscono più trionfalmente sui gradini del Municipio ma nella riscaldata sala consiliare dove si poteva banchettare allegramente. A dire il vero le mascherine non sono mai mancate, sempre allegre e colorate; cominciano invece a scarseggiare i carri e più di qualche carnevale viene “salvato” daglia amici della Prova e della Lobia. Da allora si comincia a fare di necessità virtù e qualche carro straniero inizia a venire alle nostre sfilate, forse anche perché nelle intenzioni degli organizzatori c’è la voglia di dimostrare la supremazia della scuola montefortiana. Nasce in quegli anni la Pro Loco guidata dall’energia degli infaticabili Enrico Santi ed Enrico Longhi. Già allora il prode Redenzio guidava le mascherine, un compito che non lo ha mai visto assente e che tuttora lo vede attivamente impegnato. Il 1977 è comunque il carnevale che vede un certo risveglio per quanto riguarda i carristi. Sull’onda delle fortune calcistiche dell’Hellas Verona arriva ad infiammare via Dante “Una zampata felina al San Paolo di Napoli”. Pur non essendo un carro integralmente montefortiano sembra dare il via negli anni successivi ad un grande risveglio dei gruppi dei carri. Diventa quindi incandescente la sfida per il primo premio che allora corrispondeva anche ad un rimborso spese più cospicuo. Le polemiche relative ai premi diventarono così accese negli anni successivi da costringere la Pro Loco alla sospensione delle premiazioni optando quindi per dei rimborsi spese in base alla categoria del carro. Tra la fine degli anni Settanta ed i primo anni Ottanta ricordiamo sfide epiche tra il gruppo dei Corradini e quello del Borgo. Alcuni carri sono rimasti memorabili come “La piovra” e più ancora quello dell’Orso con il sole che picchiava forte sulla testa del cacciatore. Un carro quest’ultimo preparato con arguzia da mesi e che ha avuto forte risalto anche sulla stampa sottolineando un altro aspetto caratteristico del carnevale montefortiano, cioè la “Burla” e la giocosa presa in giro.

Gli anni ‘80

   Dal 1977 in poi sul trono del Re del Torbolin si avvincendarono Pucin, Cagabasso e Berto, questo movimento attorno alla maschera del Re era preludio di una ripresa di interesse per la cultura del carnevale. In questi anni alcuni vecchi carristi tornarono in attività e soprattutto cominciarono a lavorare prima con qualche incertezza e poi sempre più padroni di tecnica e di idee che lasceranno tracce importanti fino ai nostri giorni. Guidate come da tradizione dalla nostra Banda Alpina dell’allora presidente Uncinelli (sempre protagonista al carnevale con mascheramenti davvero originali), le sfilate di quegli anni si ricordano per la “Biga romana di Cesare e Cleopatra” tirata da due superbi cavalli che godettero veramente di lunga vita… tanto da calcare più volte le strade della sfilata anche se appesantiti da trucchi ed acciacchi. Ma ricordiamo anche il “Don Chisciotte” di Leone Battistella, con altri cavalli che non godettero di uguale fortuna. “I compromessi sposi” e “La guerra del vino” sono invece carri che attirano l’attenzione su un altro gruppo emergente che sarà protagonista per tutto il decennio successivo ed oltre. Questa è anche la stagione migliore per le burle ai cugini di Soave, con l’acquisto del Castello Scaligero da parte di una ben nota finanziaria montefortiana, la distribuzione gratuita dell’acqua minerale di Monteforte ricca di “fosfatidicolina” per promuovere la costruzione di un nuovo ospedale e lo spostamento del casello autostradale verso est, una trovata che più che uno scherzo sembra oggi una profezia. Accanto al Re del Torbolin interpretato allora da giovani promesse come Berico, Pati, Chicara e Mantoan si fa strada nella sfilata la figura del Sior Carnevalon interpretata con passione da Giammarino Battistella. Sono di quegli alcuni accorgimenti per migliorare lo spettacolo come il doppio passaggio dei carri e l’allestimento di un teatro tenda. La Pro Loco era guidata da Grazia Stefanoni ed il Carnevalon si avviava verso una stagione davvero felice. La seconda metà degli anni Ottanta vide infatti sfilare carri come “Quei due bronzi in mezzo al mare”, “Cosa bolle in pentola?”, “Fisco rapace”, “I pagliacci”, “Ventimila beghe sotto il mare”, “Magia, magia”, “L’inferno di Dante”, “L’arcobalena” e tanti altri. Le sfilate si concludevano ormai come da tradizione con il grande carro dei coriandoli del G.P. Valdalpone-De Megni, vi ricordate i “Pavoni”? Accanto ai grandi carri proposti dai gruppi guidati da personaggi ormai storici come Toni Popolo e Gigi Mantello nel 1982 prendeva il via un altro pool di giovani bravi ed ambiziosi prima con qualche opera di assaggio:”I Diavoli” e “Natura morta” per arrivare nel 1985, anno del grande freddo, al capolavoro di “Dalla Cina con fervore”, era la G.M.M. guidata da Daniele Dal Cerè e con l’appoggio esterno di Davide Bertagnin. Cresce allora anche tutto il carnevale e si arricchisce di nuovi appuntamenti come il ballo mascherato in piazza, il carnevale dei bambini ed una nuova attenzione ai grandi gruppi mascherati. Ma altri carri indimenticabili animano le sfilate degli ultimi anni Ottanta: “I pagliacci”, “Fantasia gialloblù”, ”Brancaleone”, “Africa carnaval”, “Gli zingari”, Liberi uccelli”, “Tanti cobas scatenati”, “La mela bacata”, “Il barone rosso”, “Italia mundial”, “Fiscal drag”. Sono anni importanti perché nuovi gruppi prendono il via arricchendo un carnevale già in piena salute. Quelli del Sero ci propongono il “Grande drago cinese” e da Sarmazza stimolata dall’infaticabile Oriano bertuzzi arrivano carri sempre più belli. Arrivano anche i Righeira e Smaila per chiudere alla grande storiche sfilate. Ma le novità non sono ancora finite, parte nel 1987 l’avventura di questi opuscoli che ci guidano immancabilmente da allora tra i segreti, le curiosità e gli appuntamenti del carnevale. Il erito dell’idea è di Tano Canaio che dopo la prima uscita si dedicherà sempre più e con buon successo al perfezionamento della sua maschera musicale. Il 1988 vede alla presidenza della Pro Loco chi vi scrive ed anche la prima edizione della Sfilata Notturna con i carri illuminati, un esperimento perfettamente riuscito tanto da diventare in breve forse quella più amata dai carristi. Non possiamo però lasciare questo periodo senza ricordare il debutto di un gruppo di originalissime “ragazze” con le loro performance: “Le majorat”, “Can can”, “Cacao meravigliao” e “Miss”. E’ l’anno anche del passaggio delle consegne al dott. Giovanni Bressan della maschera del Sior Carnevalon.

Gli anni ‘90

   Gli anni Novanta sarebbero da ricordare uno per uno tanto è l’entusiasmo e la partecipazione che li ha contraddistinti. Nuovi gruppi di lavoro si affacciano alla ribalta ed altri gruppi si fondono o si trasformano, la qualità delle opere rimane comunque sempre elevata. Lo stesso sucede con i gruppi mascherati che diventano sempre più numerosi e movimentati tanto da mettere qualche volta in secondo piano i carri. Il 1990 vede quindi protagonisti accanto ai gruppi storici interessanti debutti per il carro di Drio Piassa e del gruppo Giovani rispettivamente con “Festa di fiori” ed “Halloween”; “Bellezze al bagno”, “Le torones”, “I pirati”, “La dieta del contadino”, “Vu’ cumprà” e “La dieta del Mediterraneo” rimangono comunque a testimoniare una sfilata frutto esclusivamente della fantasia montefortiana forse poi non più eguagliata. Il 1991 viene aperto dal grande carro della gondola del Sior Carnevalon animatamente sostenuto dalla verve di parenti e amici, in primis la moglie Paola, vera regista di questi spettacolari colpi di teatro. Questa sfilata consacra tra i grandi anche il gruppo di Rubian guidato da Gianfranco Pra che dopo il grande “Dragone ecologico” si conferma con la “Guerra delle tivvù”. Dall’inesauribile vitalità di Toni Mastella e dei suoi amici arriva l’”Ideale concerto in accordo perfetto” e forse, al debutto, il gruppo di Claudio Preto con “Lo Squalo fisco”. Da Sarmazza arriva “Saddam”, e dal gruppo Lorenzoni-Brandiele-Bogoni “No tengo dinero”. Chiude la sfilata forse il carro più sfarzoso mai prodotto per il Re del Torbolin, è il grande ritorno di Rex Bericus allestito dalla G.M.M. Il 1992, che vede alla guida della Pro Loco la coppia Giusti-Brandiele, conferma la formula ormai collaudata del teatro tenda con discoteca e spettacoli e grandi sfilate nel capoluogo e rivitalizzazione del carnevale dei bambini a Brognoligo e Costalunga, un appuntamento che per la qualità e simpatia delle proposte non teme confronti con i carnevali dei vicini in quella domenica. La sfilata è movimentata da “Mai dire banzai”, “La valle degli angeli”, “9 personaggi in cerca d’autor”, “Monteforte fast-food, “Venezia se ne va”, “Momenti di gloria”, “Lo zodiaco”, “Sanità no grazie” e “Bilancia infernale”. Nasce in quell’anno anche il carnevale estivo a conferma del grande entusiasmo che accompagna tutte le iniziative della Pro Loco. Lo spettacolo allestito dai carristi per l’anno 1993 vede tra i protagonisti anche qualche proposta dagli amici di Bonaldo con i quali si instaurano giusti rapporti di simpatia. Monteforte si presenta invece con “Biancaneve”, “L’Italia s’è desta”, “Tangentopi”, “Le olandesine”, “La bottega del caffè”, “Fritto misto”, ed il primo di una serie di carri dedicati al mondo dei cartoon del gruppo del Toni. L’edizione del ’94 viene aperta da “Sardigna antismog”, forse una delle più memorabili interpretazioni di Veneri e Monni, a seguire:”Stato vampiro” e “Pippo nel West”, “Alladin”, “Swatch” ed un incredibile “Braccio di Ferro” del gruppo di Rubian che sembra non poter passare da via Dante per le sue mostruose dimensioni. Chiudono alla grande la fantasmagorica kermesse “La cassa Rugolina”, “CEE ladrona” ed il memoriabile “La penisola del tesoro” della G.M.M.; dulcis in fundo Jo Squillo. Il ’95 vede riconfermato sul trono del Re del Torbolin Campanaro, che sfila su un carro veramente originale. Dietro di lui come tradizione i carri dedicati ai bambini della scuola materna ed i carri ospiti, quindi il Sior Carnevalon, le “Bananitas”, “Gli scozzesi”, per chiudere con gli “Spazzacamini”, “S.P.Q.R. 2000 miliardi fa” ed un incredibile “Fantasia messicana” del gruppo del Toni. Flaminio, Principe del Gnoco da oltre 20 anni, dà il via alla sfilata del ’96 seguito da Veneri, il quale dopo il “Dottor Zivago” torna con “La zingara”, ma è già festa dei carri con “Il marajà”, “Ombre rosse”, “Monsfortis”, “Bravegoto”, “Via col vento”, “Carramba che sopressa”, “Cartoni alla ribalta”, per chiudere alla grande con un carro veramente suggestivo: “Sogni nostalgici” del gruppo di Rubian. Calimeri, Pinocchi, Messicani, Arlecchini e tanti gruppi mascherati della provincia riscaldano la sfilata notturna del ’97. Per qualche gruppo si tratta già di un primo bilancio di tanti carnevali vissuti alla grande, si ha proprio la sensazione di entrare nella storia, quella del carnevale più bello del mondo!

NUOVO MILLENNIO  di Marco Bolla

   Anche i carnevali del nuovo Millennio vedono sfilare dei carri molto belli, nonostante si faccia fatica ad eguagliare le storiche ed oceaniche sfilate degli anni Novanta. Innanzitutto la maschera del Sior Carnevalon passa dal dott. Bressan a Pati, alias Walter Racconto; e poi al trono del Re del Torbolin si alternano volti nuovi, come quelli di Tale e Bepo Scabora, a volti già conosciuti, come quelli di Berico e Mero. Da ricordare è il carnevale 2005, inaugurato da uno spettacolo di Gabriele Cirilli, il famoso comico di Zelig. E come protagonisti ancora magnifici carri, primo fra tutti “Un mondo di fiori e maschere” della compagnia di Toni Popolo, un carro veramente stupendo che conferma la loro bravura e originalità; e poi come dimenticare “I cow-butei di Locar-west” dei Butei de Locara che con i loro balli sfrenati hanno infiammato l’intero pubblico, e gli extraterrestri de “I nuovi mondi” del gruppo di S. Gregorio? Tutti carri che hanno regalato alla gente forti emozioni. Nell’estate del 2005, però, la Pro Loco guidata da Giorgio Uncinelli entra in crisi, decade il consiglio direttivo e i vertici regionali dell’Unpli nominano un commissario. La sfilata del 2006 è in pericolo, sembra saltare, ma a Monteforte la voglia di far festa non si spegne, anzi si accende ancor di più. Il nuovo Direttivo, guidato dal presidente Giampaolo Meneghello (il Gipo), prende in mano le redini dell’associazione e, tra mille difficoltà, riesce ad organizzare lo stesso un grande carnevale. Due carri in particolare si fanno notare: quello dei draghi del gruppo di S. Gregorio intitolato “Benvenuti all’inferno”; e quello dei topi e dell’enorme gatto Silvestro, intitolato “Il topo e la topa”, della compagnia di Toni Popolo, il quale era preceduto da 160 giovani travestiti da topi e topoline. Da ricordare ci sono anche “Gli scozzesi” dei Butei de Locara che hanno scatenato il pubblico a ritmo di musica celtica, “La Giunla Bonita” dei Bei e Bruti, e ancora “C’era una volta il paese dei balocchi”, “Scai Straic” e “Un sorriso per tutti”. Infine arriviamo al Carnevalon 2007, anche questo ricco di emozioni e di carri molto belli, a partire dai due realizzati dagli amici di S. Gregorio “Si salvi chi può”, un coloratissimo carro pieno di figure vampiresche, e “Storie d’oriente”. Non da meno, però, sono stati i carri montefortiani Doc, come “La banda Lupen”, un gigantesco carro con tutti e quattro i personaggi del famoso cartone animato della contrada Rubian, “Il premier è servito” dei Bei e Bruti e tanti altri. A chiudere la sfilata ancora una volta è stato il carro “Accendi un diavolo in me” dell’inossidabile Toni Popolo, il quale era preceduto dal gruppo mascherato più numeroso di tutta la storia del carnevale montefortiano: ben 250 ragazzi e ragazze mascherati da diavoletti e angioletti hanno riempito l’intera piazza, facendo ballare tutto il pubblico presente. Un finale veramente memorabile che sarà sicuramente ricordato negli annali del Carnevalon!

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